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Pet Coke - perdita di parte del materiale stivato in un camion.





 Ennesimo episodio riguardante il pet coke con la perdita di parte del materiale stivato in un camion che ne effettuava il trasporto, bisogna rivelare , in estrema sintesi, la storia di questo disgraziato elemento depositato a Sessa Aurunca,

La storia del deposito è lunga e piena di omissioni, di illegalità, di disinteresse da parte dell’amministrazione comunale con tutte le sue componenti di maggioranza e opposizione. Noi del circolo Legambiente cominciammo a interessarci della questione, venendo intanto a conoscenza che l’autorizzazione concessa dal comune di sessa dietro richiesta dell’A.D. della società Interport  Nicola Di Sarno, fu rilasciata in base alla legge 283/62  destinata  alla produzione e  vendita delle sostanze alimentari e delle bevande.  Ma la questione presentava aspetti molto gravi. In effetti il pet coke era  la feccia del petrolio e conteneva elementi ad alto potenziale cancerogeno come gli IPA (Idrocarburi Policiclici Aromatici), cadmio, cloro, nichel, benzo(a)pirene, benzo(b)fluorantene, benzo(k)fuorantene,dibenzo(dh)antracene che sono classificati R45 (cancerogeno),Il Benzo(a)pirene è classificato cancerogeno di categoria 1, ossia certo per l’uomo, dall’IARC (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro). Inoltre questa enorme montagna di pet coke, autorizzata in zona agricola, era a cielo aperto, alta più di nove metri con un volume di 140mila metri cubi, che disperdeva polveri sottili su un territorio coltivato a ortaggi e frutteti, e con un allevamento di bufale poco distante. Tra l’altro la società aveva scavato, senza autorizzazioni, un canale nel quale defluivano le acque di lavaggio del pet coke che poi finivano nel Garigliano e nel mare. Naturalmente mettemmo in moto tutta una serie di segnalazioni alle autorità competenti e denunce dettagliate alle procure di Cassino e di S.Maria C.V.  Il Capo Settore Ambiente e Assetto del Territorio, dott.. Pasquale Sarao, stilò un’accurata e dettagliata descrizione delle illegalità relative agli abusi edilizi e all’assenza di autorizzazioni e concessioni.

 Insomma ci muovemmo in sincrono il caposettore Sarao, Legambiente comunale e regionale, evidenziando tutte le illegalità e il pericolo nella catena alimentare per la salute delle popolazioni circostanti.  A quel punto la società Interport s.r.l., allarmatasi, presentò una istanza al Ministero dello Sviluppo Economico, che convocò una Conferenza dei Servizi alla quale parteciparono anche due Assessori del Comune di Sessa. Il dott.. Pasquale Sarao, consegnò al Ministero una nota dettagliata nella quale spiegava le ragioni per cui Interport, non possedendo i titoli urbanistici, non poteva essere autorizzata ulteriormente allo stoccaggio di pet coke nel Comune di Sessa. Tutto inutile.

Il Decreto emesso dal MISE in data 18 dicembre 2015, concretamente concedeva alla società in questione di continuare la sua illecita attività in zona agricola bypassando le prerogative dell’amministrazione comunale di Sessa in  materia  urbanistica, in quanto vi era scritto, all’art. 3, “La presente autorizzazione costituisce, ove necessario, variante agli strumenti urbanistici e dei piani di gestione e tutela del territorio  comunque denominati.” Contro il Decreto era ammesso ricorso  al TAR entro 60 giorni  oppure al Presidente della Repubblica entro 120 giorni. Inutili furono i nostri appelli, le nostre istanze al sindaco, agli assessori, ai consiglieri comunali, pur con la disponibilità di Legambiente ad affiancare l’amministrazione comunale nel ricorso. L’amministrazione comunale fu sorda a tutte le istanze e al riconoscimento dei diritti dei cittadini che continuavano ad essere avvelenati dalle polveri sottili. La spregiudicatezza con la quale la società Interport operava, fu successivamente provata da un sopralluogo della Guardia di Finanza di Sessa Aurunca la cui attività di controllo, eseguita nel 2019, permise di accertare l’illecito smaltimento, senza alcun filtraggio, delle acque di dilavamento dei piazzali e bagnatura dei cumuli di Pet-coke stoccati nel sito. Tali reflui, senza subire alcun trattamento di depurazione dalle sostanze inquinanti, venivano convogliati all’esterno dell’area di stoccaggio aziendale, direttamente in un canale del Consorzio Aurunco di Bonifica (denominato Papero bis) per poi sfociare nel vicino fiume Garigliano e, infine, in mare con grave danno per l’ecosistema marino.


29 gennaio 2025 Giulia Casella Circolo Legambiente Sessa Aurunca